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La nuova Pallacanestro Trieste: un mare di triple e imprevedibilità

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TRIESTE Certe abitudini sarà meglio togliersele da principio. Nella prossima stagione, infatti, la Pallacanestro Trieste svolterà con il recente passato che non l’ha vista brillare nel tiro da tre punti. Già, perchè le conclusioni da lunga gittata nel credo cestistico del gm Michael Arcieri e di coach Jamion Christian rappresentano un cardine.

Se il proposito era di allestire una formazione in grado di proporre sul parquet un quintetto in grado di colpire dai 6,75 m con almeno quattro elementi, l’obiettivo è stato centrato. La mette da tre Ariel Filloy (anche se nell’ultimo campionato un finale in calando lo ha limitato al 34,8%), lo fa Giancarlo Ferrero (39,2), ci riesce benissimo Francesco Candussi (60), si fa valere Justin Reyes (43,5), negli ultimi tre anni si è sempre tenuto attorno al 40% Eli Brooks. Inoltre erano già in casa Stefano Bossi e Luca Campogrande.

In sostanza, dovrebbe essere una Trieste che richiama inevitabilmente il modello varesino creato con successo da Arcieri. E in un caso potrebbe addirittura accentuare una caratteristica. Varese aveva infatti una rotazione di 10 elementi ma tre uomini (Ross, Brown e Johnson) finivano comunque per giocare in media una trentina di minuti. Questo terzetto produceva complessivamente una cinquantina di punti ma il sistema Openjobmetis veniva alimentato soprattutto dal disporre di altri quattro giocatori - Reyes, Owens, Woldentensae e Caruso - in grado di proporsi in doppia cifra.

Sulla carta la nuova Pallacanestro Trieste dovrebbe essere altrettanto ricca quanto a risorse offensive ma con un minutaggio ancor più distribuito. La filosofia della squadra con 10 titolari è stata rispettata, difficile immaginare che qualcuno possa sforare i 30 minuti sul parquet. Sempre sulla carta, non c’è nemmeno un terminale designato: non è un mangiapalloni Reyes, non sembra esserlo neanche Brooks. L’uomo dell’ultimo tiro? Tutti o quasi, all’occorrenza, anche se conoscendo Ariel Filloy è probabile che nella maggior parte dei casi vorrà prenderselo lui.

INTERCAMBIABILI In sostanza, saranno tutti responsabilizzati, non ci sarà il tiratore della provvidenza, sperando che quella che sembra una virtù in qualche circostanza non si riveli un limite. Nella costruzione dell’identità della nuova Pallacanestro Trieste ha un ruolo importante anche la presenza di molti elementi in grado di occupare più ruoli. In fondo solo Ruzzier da play e Vildera da centro sembrano impiegabili in un solo spot. Bossi e Brooks possono agire da registi e da guardia, Filloy è eclettico, Campogrande dovrà cercare di esserlo, Ferrero, Deangeli e Reyes possono alternarsi nei due posti di ala, con il portoricano che ha dimostrato in carriera di saper giocare anche da guardia così come andare a disturbare a rimbalzo gente con più centimetri di lui. Candussi, infine, sarà un 5 sicuramente anomalo, con vocazione perimetrale. In una A2 dove fisicità e atletismo delle squadre non sono ovviamente quelli della serie superiore Trieste con i suoi elementi intercambiabili nei mismatch potrebbe rivelarsi letale.

IL COACH Nella costruzione della squadra non si sono presi rischi sul fronte degli italiani. Un nucleo collaudato con gli elementi dell’ultima stagione a parte Lever, uno dei migliori uomini-spogliatoio del basket italiano (Ferrero), un ex che ha mantenuto un profondo legame con la città e alcuni attuali biancorossi (Candussi) e un altro ex con tanta esperienza da adattarsi facilmente a qualsiasi situazione. Le scommesse, insomma, sono altre. Anzi, in fondo una sola. Il coach. Brooks, infatti, rappresenta un rischio contenuto: fa parte di un pacchetto di play e guardie qualitativamente in grado di sopperire alle sue eventuali difficoltà di inserimento iniziale. Christian, invece, deve affrontare una svolta più profonda. Oltre a essere la prima esperienza oltre Oceano questa è anche la prima volta con una formazione “senior” dopo una solida esperienza universitaria. Dovrà capire il basket italiano e imporre la sua filosofia, fatta anche di dialogo e attenzione ai rapporti personali. Un coach che punta anche su psicologia e motivazione.

I DUBBI Sulla carta il roster non sembra particolarmente profondo nei pressi del canestro. Se è vero che da 4 possono alternarsi Ferrero, Deangeli e Reyes è altrettanto vero che difficilmente potrebbero adattarsi a centri qualora Candussi e Vildera dovessero segnare il passo. Servirà un rendimento più che buono da parte di Francesco e Giovanni per far quadrare i conti. Difficilmente vedremo un biancorosso nei primi posti della classifica dei rimbalzi, più probabilmente ne conteremo quattro o cinque con altrettante carambole.

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