«Voglio salvare la pallacanestro a Pavia»: Anconetani prova l’impresa (ma è solo)
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Un uomo solo al comando. O meglio impegnato nel tentativo di salvare la pallacanestro a Pavia. Dante Anconetani, l’ex regista dell’Annabella degli anni Ottanta, l’appassionato baskettaro che ha fatto nel corso della sua lunga carriera anche il dirigente e l’allenatore, da giorni si sta impegnando per trovare chi possa supportare la sua idea di rilevare le quote di Omnia.
L’amministratore unico Gianni Perruchon è stato chiaro: «Sono disposto a cedere gratuitamente le quote di maggioranza della società e il diritto sportivo della serie B al solo patto che rimanga tutto a Pavia».
«C’è poco tempo per salvare la serie B a Pavia – spiega Anconetani, 67 anni – sto cercando di capire cosa si possa fare, anche se la situazione non è assolutamente facile. Io comunque posso assicurare che ci metto la buona volontà e ci proverò sino all’ultimo minuto a salvare il basket di serie B a Pavia».
Dopo che il suo nome è stato fatto pubblicamente da Perruchon nel corso della conferenza stampa, Dante non ha ricevuto alcuna telefonata di supporto al suo tentativo di salvare la serie B. «No, non mi ha chiamato nessuno – conferma l’appassionato di palla a spicchi – né gli amici né i nemici e nemmeno i tifosi. Onestamente mi aspettavo che il mio tentativo fosse supportato anche solo a livello morale dai tantissimi pavesi che conosco, ma non è stato così. Io comunque non mi tiro indietro. Ho fatto parecchie telefonate, tra Pavia, Bologna e Modena, amici personali ed appassionati di basket, ma ho avuto poche risposte positive. Mancano pochi giorni al termine dell’iscrizione alla squadra alla serie B, che scade giovedì 7 luglio».
Si è parlato del politico della possibile presenza alle spalle di Anconetani del politico di San Genesio Angelo Ciocca. «Smentisco categoricamente che ci sia dietro Ciocca – afferma Dante – il suo nome è stato accostato a me perché lavoro nel suo studio di ingegneria. Oggi sono altri gli interlocutori, in futuro potrei cercare di coinvolgerlo, ma non certo adesso».
Quello che forse è mancato a Pavia, per un motivo o per l’altro, è stata la managerialità e la programmazione. «Da quattro anni sto cercando di tornare a Pavia per motivi di famiglia e ultimamente anche di salute. Credo che la pallacanestro a Pavia avesse bisogno delle mie conoscenze e del mio appoggio ma non si è mai concretizzato nulla. Non credo abbiano più futuro gestioni societarie fatte da una persona sola, anche se ricca ed appassionata. Le società devono essere gestite da un consorzio di aziende base da affiancare ad uno sponsor principale e Pavia è stata un capofila in questo. Non si dimentichi il pool creato da Lucio Aricò e dal presidente Barbara Bandiera negli anni Ottanta. Varese è un modello da seguire. Senza un progetto non si va avanti. Il mio obiettivo è un progetto a medio termine. Pavia ha tutti gli elementi per poterlo fare, ci sono persone appassionate che hanno le potenzialità per realizzarlo. Un altro punto da sviluppare è il settore giovanile, che ad Omnia manca completamente. Sarebbe da costruire e poi fare quello che si è sempre fatto, cioè andare nelle scuole e portare l’immagine della maggiore società di pallacanestro di Pavia».maurizio scorbati

