Filippo, marinaio felice in mezzo all’oceano: «A vela dalle Canarie ai Caraibi: favoloso»
TREVISO. L’ha cercata a lungo, l’ha vissuta e l’anno prossimo ha già deciso di ripeterla. Filippo Montagner non potrà dimenticare l’esperienza lunga due settimane e mezzo, un’avventura terminata lunedì scorso quand’è tornato a casa dopo 2700 miglia e sedici giorni passati in barca a vela fra la Gran Canaria e l’isola caraibica di Saint Lucia. Era marinaio sulla Mizar III, la barca a vela dello skipper Francesco Da Rios con cui lui, due altri membri dell’equipaggio e sei passeggeri sono riusciti a vincere la loro categoria all’interno dell’Atlantic rally for cruisers.
La vela per Filippo è stata una passione fin da quando gli zii lo portavano con loro in mare. Allora era un bambino, ma sei anni fa è riuscito a trasformare quella grande passione in un lavoro vero e proprio, soprattutto durante il periodo estivo. Quando è arrivata finalmente la possibilità di affrontare la Transatlantica non ha avuto dubbi: «È vela allo stato puro, un’avventura incredibile», dice, tornato nella sua Oderzo. «È quello che cerco. L’anno prossimo la rifaccio, deciso».
Eppure non è stato tutto rose e fiori. La vela ha distrutto il ciclo del sonno dell’equipaggio, costretto a stare di guardia per tre ore e a riposare per altre tre alternandosi per tutta la notte con i turni di navigazione. Senza parlare del sole a cui cercare di scampare in qualche modo, senza la possibilità di andare sottocoperta: ci sono stati fra i 30 e i 35 gradi di giorno, un caldo a cui potevano scampare solo con qualche cappellino. Ma il peggio erano i temporali dell’Atlantico: «Li vedevi arrivare e ti preparavi, ma sapevi che per mezz’ora c’erano raffiche di 35 nodi. Era il panico, soprattutto se arrivavano di notte, ma bisognava prenderli bene e superarli», racconta.
I rapporti con equipaggio e passeggeri sono stati buoni nonostante gli spazi fatalmente stretti di una barca a vela di 16 metri, ma soprattutto le sensazioni che gli ha dato la consapevolezza di essere soli in mezzo all’oceano sono state impagabili: «Siamo partiti da Gran Canaria puntando verso Capoverde, quindi ci siamo diretti verso i Caraibi. Il panorama “fisico” è rimasto sempre uguale a sé stesso, quello emotivo proprio no. Quando sei in mezzo all’Atlantico capisci di essere da solo, poi più ti avvicini a Saint Lucia e più cresce l’emozione. Ogni giorno era speciale», dice il marinaio.
Sa di non poter dimenticare ciò che ha visto: delfini, balene e pesci volanti, e poi il loro arrivo nel porto con le sirene delle altre barche a salutarli e il fotografo a immortalare il coronamento di un sogno durato dal 21 novembre all’8 dicembre: «Siamo arrivati di mattina. Abbiamo fatto colazione e subito abbiamo iniziato a scambiare le nostre esperienze con gli altri equipaggi». E pazienza se per tre settimane ha dormito poco e male, ha dovuto distruggere il ciclo del sonno, patire un caldo infernale. Nessuno può rubargli quello che ha vissuto in mezzo all’oceano.

