Da Peccioli al Rally Dakar a tutto gas, Leonardo al via della corsa leggendaria
PECCIOLI. Guardate bene quel biondino che, tutina blu e sandali color sabbia, prova a guidare una moto che pesa un’infinità di volte più di lui. A tenere in piedi quella Bmw r80 del 1984 è suo padre, Davide.
Sorride e, forse, pensa che anche se così piccolo il suo Leonardo potrebbe avere nelle vene la sua stessa passione per i motori e le due ruote. Un dettaglio, però, di quella foto vi potrebbe colpire ancora di più, una scritta che si nota proprio sotto il bambino: Paris-Dakar. Il modello di moto in questione, infatti, è dedicato a una delle corse più leggendarie del panorama motoristico mondiale. Una gara affascinante e durissima e che Davide e Leonardo hanno visto, tra Peccioli e Cascina dove hanno vissuto e sono cresciuti come famiglia, tante volte in televisione. Ecco, tra poco più di una settimana Leonardo Tonelli, quel bambino biondo che prova a guidare una moto tremendamente più grande di lui, partirà da Milano Malpensa in direzione Arabia Saudita, dove si correrà la la 44ª edizione del Rally Dakar.
E quel piccolino oggi è diventato un ragazzone di 23 anni, alto un metro e novanta e con i suoi 100 chili riesce a gestire la forza di ogni tipo di moto. «A due anni e mezzo guardavo le cassette delle Parigi-Dakar con mio padre, grande appassionato delle moto ma anche del deserto. Lui, nei primi anni Ottanta, ha fatto un viaggio proprio nel deserto e quella sua passione è passata a me praticamente appena nato – racconta Leonardo che, dopo la preparazione in Sardegna, il 28 dicembre partirà alla volta degli Emirati Arabi -. Mio padre è fiero e orgoglioso di me e mi seguirà in questa avventura, ma è anche spaventato. Lui ha visto in Libia la Dakar nel 1989, quando ancora si correva in Africa. Sa che è una corsa bellissima, ma sa anche che la Dakar è molto pericolosa. Ci sono velocità alte, i ritmi sono intensi e si fanno una media di 650 chilometri al giorno in moto. Sono oltre 10 ore di guida per 12 giorni di fila».
Leonardo, però, non arriva a caso alla corsa importante della sua vita. Come detto a Peccioli, dove ha passato i primissimi anni di vita e dove ha ancora una casa in via Bastioni, sale presto in sella alle moto. Anche quando il padre si trasferisce con lui e tutta la famiglia a Cascina per ragioni di lavoro. «Uno dei primi regali, ovviamente, fu una vecchia motocicletta. La Malaguti Grizzly monomarcia, una mini moto da cross. Avevo quattro anni e mezzo e ho iniziato a farci le prime giratine intorno a casa. Poi sono cresciuto e con me sono cresciute anche le moto».
Le giratine intorno a casa, però, non bastano più. Leonardo Tonelli vuole competere e il 2007, quando ha 10 anni, è l’anno giusto. Il MotoClub Valdera di Casciana Terme, del quale è ancora socio, gli apre le porte.
«Ho iniziato a competere con una Honda Cr85, moto piccolina da cross. E per tre anni di fila, dal 2007 al 2009, ho vinto il campionato regionale. E nel 2009 ho fatto anche il campionato italiano. Avevo 12 anni ed ero piccolo. Non avevo l’attuale velocità, ma riuscivo a qualificarmi nei primi 5 della categoria. Poi nel 2012, a 14 anni, ho iniziato a fare le gare con i senior. Lì mi sono approcciato per la prima volta al mondo del moto rally». I successi continuano ad arrivare anche a livello italiano ed europeo. Nel 2017, poi, torna a correre nel campionato italiano rally con l’obiettivo di vincere. E così fa: vince tutto quello in cui compete, pilota più giovane a vincere una categoria nel moto rally, a 19 anni. Un bel risultato. Conciliare lavoro e vita da pilota, però, è sempre più difficile. «Nel 2018 lascio il lavoro in un’azienda di robotica a Navacchio e decido di puntare tutto sulla mia carriera e l’anno dopo vinco il campionato italiano assoluto moto rally, vinco due prove del campionato europeo e, nonostante il Covid, faccio la mia esperienza al Rally di Marocco. Con una Ktm Husqvarna e grazie al mio team Africa Dream Racing arrivo ottavo assoluto e strappo l’iscrizione per il sogno Dakar. Un sogno che si realizza e per il quale devo ringraziare i miei genitori, Davide e Simona, per avermi supportato in ogni scelta. Grazie ai miei nonni, i miei fan numero 1. Grazie a Claudio, il mio team manager per credere nel mio futuro e per fornirmi tutti gli strumenti necessari per dare il massimo. Grazie a Massimo, il mio personal manager per resistere a tutte le mie lamentele e per non dirmi mai di no. Grazie Andrea e Alessandro, i miei soci di Agrienduro per avermi dato la possibilità di portare la mia passione a più persone possibili. Infine grazie ai miei sponsor, sponsor tecnici e meccanici che lavorano per darmi una moto perfetta».

