Motori, Basso riparte dal Rally di Roma Capitale: "Il primo test a Codogno, ora voglio il Tomba"
CAVASO DEL TOMBA. Ha passato due mesi ai piedi del Monte Tomba, ligio a ogni disposizione ministeriale, regionale e comunale. Non ha mosso la macchina se non per fare pochi chilometri e nel resto del tempo ha infornato e portato in giro per Cavaso le pizze di famiglia. La prima volta che Giandomenico Basso ha preso l’autostrada, lo ha fatto a metà maggio per il test con cui ha completato i primi chilometri sulla Volkswagen Polo R5 con cui cercherà di difendere il titolo di campione italiano rally. Nulla di strano, se non fosse che quel test si è corso nell’Autodromo delle Colline, a Chignolo Po. Qual è il problema? Beh, che quel paesino è a 20 km da Codogno, fulcro dell’epidemia in Europa.
Giandomenico Basso, come ha passato questo lungo periodo?
«Rispettando le disposizioni, in modo molto ligio. Non mi sono mosso per niente, se non per fare due volte la spesa e per portare a domicilio le pizze della nostra pizzeria. E poi ho fatto quello che hanno fatto tutti: ho sistemato casa, riordinato il magazzino e rimesso in sesto insieme a mia sorella Barbara il campo da tennis accanto alla pizzeria».
Come mai la decisione di ripristinare i campi?
«I miei sono stati fra i primi a crearne uno, nella nostra zona. È stata un’idea mia e di Barbara: abbiamo voluto dare anche una soddisfazione ai nostri genitori, che li avevano dovuti dismettere 18 anni fa».
Quanto c’avete lavorato?
«Prima del blocco eravamo pronti con il grosso dei lavori. Quando abbiamo potuto riprendere siamo riusciti a dare gli ultimi ritocchi e ora è pronto il campo da tennis, anche se non si possono ancora usare le docce. Basta chiamare in pizzeria e diamo le chiavi dei campi. Papà Piero ha sempre seguito i lavori».
Insomma, era super impegnato. Come si è allenato?
«Mi sono preparato anche sui nostri campi, facendo cyclette e tapis roulant. È vero che avevo il Tomba a portata di mano, ma per tanto tempo non abbiamo potuto neanche fare un giro in bici».
Poi il test di Chignolo Po, a metà maggio.
«È iniziato il lockdown e non mi sono più mosso di casa, ma quando ho fatto quel piccolo test ho visto per strada la stessa quantità di gente. Non so se sia un bene o un male, ma a metà maggio mi sembrava tutto come prima. Per dire, mi sono accorto del calo del traffico solo perché nel periodo della serrata davanti alla pizzeria non passava quasi nessuno».
Lei che ha rispettato alla lettera le restrizioni si è trovato a 20 km da Codogno.
«Ed era la prima volta che mi muovevo di casa».
Com’è andato il test?
«Ho girato poco. È servito più che altro a conoscere la nuova macchina e la squadra (Basso correrà con la Volkswagen Polo R5 di HK Racing e monterà gomme Pirelli, ndr). Ho sistemato la posizione di guida, ma sono salito in macchina da solo perché Lorenzo Granai, il mio navigatore, per i protocolli Aci Sport non poteva salire in auto. Sono veramente curioso di provarla in strada, adesso».
Quando potrà farlo?
«Faccio passare i primi giorni di giugno. Vedremo come andrà col contagio e poi chiederemo alla Regione di lasciarci fare un test qui da me, sulla prova del Tomba: speriamo ci diano l’ok».
Anche perché si prospetta una data per la ripartenza del Campionato italiano rally, che dovrebbe cominciare dal Roma Capitale del 23-26 luglio. Che ne pensa?
«Ripartire è positivo, e va benissimo farlo da Roma. Il Ciocco, quella che doveva essere la gara d’apertura, è stato rinviato due volte e mi è dispiaciuto. Sono contento: l’importante è tornare a correre, non importa da dove. A Roma poi siamo in un palcoscenico europeo, visto che la gara è valida per il campionato continentale».
Si prospetta un Rally di Roma per voi diviso fra gara 1 e gara 2. Le piace l’idea?
«Potrebbe essere una soluzione per ridurre i costi, dandoci la possibilità di partire con il Campionato italiano rally. Roma è una gara da 200 chilometri: dividendola diventano due gare un po’ corte, ma forse non più delle prossime. Non sarebbe stato il massimo fare un campionato su 4 risultati».
Per ora, il suorivale è Crugnola, il vicecampione che correrà da ufficiale Citroen.
«Andrea è un pilota forte e lo ha dimostrato l’anno scorso, e poi Citroen è un team che non ha bisogno di presentazioni. Sarà un avversario molto tosto, ma sono curioso di capire quali altri avversari potrei avere con la limitazione dei chilometraggi e dei costi: non credo mancheranno».
Cosa augura al Cir 2020?
«Di essere bello come sempre. Di avere il giusto numero di piloti, gare e chilometri cronometrati, in modo che sia un campionato degno del suo prestigio. L’importante è che non si cada nel ridicolo pur di fare il campionato, stando attenti comunque a non mettere in ginocchio gli organizzatori con le prescrizioni e i vincoli».
Quando partirà Roma, saranno passati 243 giorni dall’ultima gara del campionato italiano. Questa lunga sosta sarà un fattore?
«Può diventarlo. Oggi siamo tutti sullo stesso piano, ma chi avrà la possibilità di allenarsi di più e di effettuare più test può fare davvero la differenza facendosi trovare più pronto degli altri. Quest’anno, con un campionato così corto, sarà ancora più importante farsi trovare pronti fin dall’inizio delle gare». —
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