Formula 1, Le tante rinascite della storia del Team McLaren
Da quel 2015, sono ormai trascorse quasi cinque stagioni agonistiche di Formula 1. In quell’anno, le McLaren Mp4/30-Honda RA615H condotte da Fernando Alonso, Jenson Button e, nel solo appuntamento australiano, da Kevin Magnussen, totalizzavano la miseria di 27 punti, andando ad occupare il 9° e penultimo posto nel Mondiale Costruttori. Peggio della McLaren, solo la Marussia MR03B-Ferrari, ferma a zero.
Negli anni successivi a quel traumatizzante 2015, la McLaren è protagonista di stagioni altalenanti ma, invero, sempre a tinte fosche. 76 punti nel 2016 (McLaren Mp4/31-Honda RA616H: 6° posto nel Costruttori), appena 30 punti nel 2017 (McLaren MCL32-Honda RA617H: 9° e penultimo posto nel Costruttori), 62 punti nel 2018 (McLaren MCL33-Renault R.E.18: 6° posto tra i Costruttori).
In questo 2019, all’indomani del GP del Giappone, la McLaren ha già totalizzato 111 punti: 76 sono i punti sinora ottenuti da Carlos Sainz, 35 quelli raccolti da Lando Norris (gli stessi racimolati da Nico Hulkenberg e Sergio Perez). La coppia McLaren, dunque, va ad occupare rispettivamente la 6a e la 10a posizione nella graduatoria Piloti. La McLaren-Renault, dal canto suo, consolida il 4° posto nel Costruttori, distanziando di 35 lunghezze la Renault.
Carlos Sainz, Lando Norris, la sincera McLaren MCL34 ed il motore Renault E Tech 19 sono gli artefici di una rinascita tecnica e sportiva che sembra ormai avviata a piena maturazione. In tal senso, il passaggio, nel 2021, alla motorizzazione Mercedes costituisce — nelle intenzioni del team di Woking — un ulteriore tassello finalizzato alla ricostruzione di un progetto finalmente competitivo e nuovamente in grado di ambire alla corona iridata. Attenzione, tuttavia, ai facili trionfalismi: un’ottima motorizzazione, da sola, non è sinonimo di competitività. Emblematico, a riguardo, il caso rappresentato dalla Williams-Mercedes.
Da quel GP di Monaco del 1966 — corsa nella quale fa il proprio debutto in Formula 1 il Bruce McLaren Motor Racing: la vettura è la McLaren M2B-Ford 406 condotta da Bruce McLaren stesso — la scuderia fondata dall’omonimo pilota neozelandese ha vissuto e alternato stagioni da dominatrice ad annate di vacche magre.
Del resto, quando si milita in F1 per così tanti anni, è del tutto fisiologico incappare in annate deficitarie: la concorrenza è spietata e sbagliare un progetto è assai facile.
Ai positivi 1968 e 1969 (3 successi nel 1968, 1 nel 1969), seguono stagioni in progressivo calo. Per tornare a vedere una McLaren sul gradino più alto del podio, occorrerà attendere il 1972, allorché Denny Hulme porta al successo, in quel di Kyalami, la McLaren M19A-Cosworth. Nel 1974, giungono — tutt’altro che inattesi — i primi due titoli iridati: Emerson Fittipaldi si laurea campione del Mondo, la McLaren si aggiudica il Costruttori. La monoposto è la M23-Cosworth.
Nel 1978, si registra la prima, grande crisi della McLaren. I titoli di Fittipaldi (1974) e James Hunt (1976) sembrano un lontano ricordo. La vettura, la ormai anziana — benché aggiornata — M26-Cosworth, palesa il fiato corto. 15 i punti conquistati dalla McLaren, un bottino che le vale solo l’8° posto tra i Costruttori. Nel 1979, l’arrivo delle nuove M28 e M29-Cosworth non risolleva le sorti di una scuderia non più al vertice. Patrick Tambay e John Watson consegnano alla McLaren un bottino 15 punti, peraltro conquistati tutti dal pilota britannico. Nel 1980, lo sprofondo delle monoposto sponsorizzate Marlboro è definitivo: John Watson ed un giovane Alain Prost, al volante delle ancora non brillanti M29 e M30 (quest’ultima sarà portata in gara dal solo pilota francese), non vanno oltre gli 11 punti (6 per Watson, 5 per Prost), punteggio che relega la McLaren al 9° e terzultimo posto tra i Costruttori.
Dal 1981, si registra una inesorabile risalita da parte della McLaren, che culminerà del binomio McLaren-Porsche. Pioveranno 3 titoli Piloti (Niki Lauda nel 1984, Alain Prost nel 1985 e 1986) e 2 Costruttori (1984, 1985). Tra gli Anni ’80 ed i primi Anni ’90, la McLaren costituisce il punto di riferimento tecnico e sportivo in F1: seguiranno altri 4 titoli Piloti (1988, 1990 e 1991 grazie ad Ayrton Senna, 1989 ancora con Prost) ed altrettanti mondiali Costruttori (1988, 1989, 1990, 1991). L’accoppiata McLaren-Honda, tanto nell’ultimo anno del Turbo (1988) quanto nella nuova era dei motori aspirati, si rivela pressoché imbattibile.
Una nuova fase di “purgatorio” inizia nel 1994. Dal 1994 al 1996, le discrete ma belle ed originali McLaren Mp4/9-Peugeot A6, Mp4/10, 10B e 10C-Mercedes FO 110 e Mp4/11 e 11B-Mercedes FO 110D consentono alla scuderia britannica di issarsi costantemente al 4° posto nel Mondiale Costruttori pur, tuttavia, senza marcare alcuna vittoria.
Tre anni di purgatorio ai quali faranno seguito annate nuovamente al vertice. Il 1997 fa da apripista (la McLaren, grazie alla bellissima Mp4/12-Mercedes FO 110E, torna al successo con David Coulthard e Mika Hakkinen: la McLaren non vinceva dal GP di Adelaide 1993 — McLaren Mp4/8-Cosworth, Senna) alla doppietta firmata Hakkinen e datata 1998-1999.
McLaren sempre al vertice della F1 ma, nel 2004, si registra una lieve flessione: le McLaren Mp4/19 e 19B-Mercedes FO 110Q non mordono. Kimi Raikkonen, tuttavia, mette a segna la propria zampata vincendo il GP del Belgio. La ripresa, prontissima, del 2005 porterà ad una nuova fase di successi, culminata, nel 2008, con la conquista del primo iride Mondiale da parte di Lewis Hamilton (McLaren Mp4/23-Mercedes Fo 108V).
Da quell’incredibile 2008, la McLaren — negli anni successivi — ha saputo vincere in altre 20 occasioni (2 GP nel 2009, 5 nel 2010, 6 nel 2011, 7 nel 2012), confermandosi al vertice delle classifiche della Formula 1. Il titolo mondiale, tuttavia, le sfuggirà sempre di mano.
Jenson Button è l’ultimo pilota ad aver portato al successo la McLaren: è il GP del Brasile 2012, la vettura è la Mp4/27-Mercedes FO 108Z. Le vittorie in F1 della McLaren, così, ammontano a 182.
Il 2012, pertanto, rappresenta l’ultima stagione realmente positiva per il team di Woking. Da quel GP del Brasile 2012, infatti, la McLaren conquisterà appena due podi, nel 2014. Al debutto, in Australia, la MP4/29-Mercedes PU106A conquista il 2° e 3° posto rispettivamente grazie a Kevin Magnussen e Jenson Button.
In questo 2019, Carlos Sainz e Lando Norris hanno saputo riportare in auge il nome McLaren. Le due arancioni monoposto, attualmente, occupano stabilmente le posizioni immediatamente a ridosso dei tre top team (Mercedes, Ferrari, Red Bull). È, questa, la fase più complessa nella quale può trovarsi un team.
Da un lato, infatti, la immane difficoltà nell’eguagliare le prestazioni dei “primi della classe”, dall’altro la estrema facilità con la quale — e la storia del motorsport ce lo insegna… — si può ripiombare nelle posizioni di rincalzo. Un gioco di equilibri che il team di Woking dovrà ben gestire.
La McLaren, dunque, è a un bivio: paradiso o purgatorio?
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