F1, Gp d’Italia a Monza: La Ferrari domina, i piloti italiani arrancano!
GP d’Italia, Autodromo di Monza. La storia della F1 — e del Mondiale 2019 — passa ancora una volta dal e sul veloce tracciato brianzolo. Sessantanove, sinora, le edizioni iridate del GP d’Italia: 68 disputate a Monza, una sola — datata 14 settembre 1980 — andata in scena sul tracciato di Imola.
Per gli appassionati di automobilismo italiani, il GP monzese costituisce, probabilmente, l’apice della stagione agonistica. Un clou che tocca e riguarda anche piloti e costruttori impegnati nel Mondiale di Formula 1.
La storia del GP d’Italia ha sempre riservato tinte chiaro-scure per i colori nazionali. Se da un lato l’Italia del motorismo ha brillato e continua a brillare (e non poco) in occasione dei 69 GP d’Italia iridati disputati a partire dal 3 settembre 1950, dall’altro ha dovuto imboccare amari bocconi.
Le note positive vengono dai costruttori. La Ferrari può vantare ben diciotto affermazioni (1951, 1952, 1960, 1961, 1964, 1966, 1970, 1975, 1979, 1988, 1996, 1998, 2000, 2002, 2003, 2004, 2006, 2010), la Maserati due (1953, Maserati A6GCM; 1956, Maserati 250F), Alfa Romeo (1950, Alfa Romeo 158) e Toro Rosso (2008, Toro Rosso STR3-Ferrari) un successo a testa. Segno tangibile di un risultato nazionale di assoluto livello, innegabilmente coadiuvato e supportato dalla presenza, senza interruzione di continuità, della Casa fondata da Enzo Ferrari.
Anche la classifica delle vittorie ottenute dai motoristi parla italiano: la Ferrari domina con 19 vittorie, Maserati e Alfa Romeo sfoggiano due vittorie a testa. Da ricordare, infatti, che l’Alfa Romeo, in qualità di motorista, torna a vincere il GP d’Italia nel 1978. In quell’occasione — il tragico XLIX Gran Premio d’Italia del 10 settembre 1978 — Niki Lauda si impone al volante della Brabham BT46A-Alfa Romeo. Va da sé che la Casa di Maranello domini anche le statistiche riservate alle pole-position (20) e al numero di podi complessivi (68). Numeri che, facilmente, la Ferrari rinnoverà già nel corso delle prossime edizioni del GP d’Italia.
Le note dolenti, ahinoi, arrivano dai nostri piloti. Bisogna risalire al 4 settembre 1966, giorno in cui va in scena il XXXVII Gran Premio d’Italia sul tracciato di Monza, per assistere all’ultima vittoria di un pilota italiano al GP d’Italia. In quella ormai storica e mai più replicata occasione, è Ludovico (o Lodovico, che dir si voglia) Scarfiotti a trionfare, peraltro al volante della Ferrari 312. Il pilota torinese precederà al traguardo l’altra 312, quella condotta da Mike Parkes.
Prima di Scarfiotti, l’impresa riesce solo ad altri due piloti italiani, due icone del motorismo internazionale: Giuseppe Farina ed Alberto Ascari. I due rivali si impongono nelle prime tre edizioni del GP d’Italia del neonato Mondiale Piloti di F1. Farina trionfa in occasione del XXI Gran Premio d’Italia del 3 settembre 1950, al volante della immortale Alfa Romeo 158. Italia che, in quella prima, storica edizione iridata, domina in lungo e in largo: al 2° posto si classificano Dorino Serafini e Alberto Ascari (Ferrari 375), al 3° Luigi Fagioli, anch’egli su Alfa Romeo 158.
Alberto Ascari succede al grande “Nino” Farina, facendo suoi i GP d’Italia del 1951 (16 settembre 1951) e del 1952 (7 settembre 1952). Le Ferrari 375 e 500 F2 sono le monoposto grazie alle quali Ascari (ultimo italiano ad aggiudicarsi un Mondiale Piloti di F1: correva l’anno 1953…) consegue la sonante doppietta in quel di Monza.
Farina, Ascari, Scarfiotti. Tre piloti per quattro vittorie italiane al GP di casa. Un bottino che può apparire magro se correlato al numero e alla qualità dei piloti italiani che si sono susseguiti in tanti decenni di F1. Anche per quanto concerne le statistiche inerenti ai podi, i piloti italiani non primeggiano: Farina e Ascari conquistano 3 podi, Luigi Villoresi e Michele Alboreto 2, Dorino Serafini, Luigi Fagioli, Felice Bonetto, Umberto Maglioli, Piero Taruffi, Eugenio Castellotti, Lorenzo Bandini, Ludovico Scarfiotti (il podio coincide con la vittoria del 1966), Riccardo Patrese e Giancarlo Fisichella vantano un unico podio.
Ancor più magre le statistiche circa le pole-position ottenute dai piloti italiani in occasione del GP d’Italia. Solo Ascari (due, datate 1952 e 1953, entrambe conseguite al volante della Ferrari 500 F2), Riccardo Patrese (1983, Brabham BT52B-BMW) e Teo Fabi (1986, Benetton B186-BMW) riescono a partire davanti a tutti di fronte al pubblico di casa.
Sfortune e circostanze avverse, pertanto, non hanno consentito ai pur validi (alcuni dei quali, dei veri e propri talenti) piloti italiani — anche in epoche in cui questi ultimi hanno dominato le scene della F1 in quanto a numero di partecipanti — di raccogliere quelle soddisfazioni e quei risultati che avrebbero meritato, anche e soprattutto in occasione del GP d’Italia. Fatto è che noi italiani non vediamo un nostro connazionale sul podio del GP d’Italia dal 2005; era il 4 settembre di quell’anno quando Giancarlo Fisichella conquistava il 3° posto al volante della Renault R25, alle spalle della vincitrice McLaren Mp4/20-Mercedes di Juan-Pablo Montoya e la R25 di Fernando Alonso.
Sono trascorsi, ormai, 14 anni da quel 2005. Quattordici anni durante i quali i piloti italiani sono dapprima usciti di scena, quindi timidamente riapparsi. Anzi, riapparso. Antonio Giovinazzi, ad oggi, è il solo pilota a rappresentare l’Italia in Formula 1. Il classe ’93 deve e dovrà guadagnarsi la conferma del sedile in Alfa Romeo Racing, operazione — risultati alla mano — affatto semplice.
Affrontare la questione relativa ai piloti italiani in Formula 1 richiederebbe tempo, spazio ed analisi più che approfondite. Tra assenza di sponsor, finanziamenti, sostegni “politici” ed un ritorno meritocratico tutt’altro che evidente, l’Italia deve, ancora una volta, confidare nella Ferrari, in quel fido Cavallino che — benché più volte sconfitto ed avvilito dalla agguerrita concorrenza — è ancora ai blocchi di partenza, con fierezza e tenacia. Ed in grado di rinnovare la vittoria nel GP di casa.
Se la Ferrari è una solida certezza, la ricerca dell’erede di Farina, Ascari e Scarfiotti deve costituire una assoluta priorità.
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