Caso Vettel, Marko (Red Bull) non ha dubbi: Dovrebbe lasciare la Ferrari!
Dopo il tamponamento di Silverstone ai danni di Max Verstappen, era inevitabile che si scatenasse una serie di commenti sull’operato di Sebastian Vettel. In molti addetti ai lavori hanno espresso la propria opinione in merito, e il tedesco è salito ben presto sul banco degli imputati; la sua manovra di domenica scorsa, infatti, è stata obiettivamente indifendibile.
Il fatto che ha scatenato gli opinionisti si è verificato al giro numero 37: alla curva Stowe, Max Verstappen ha attaccato e passato Sebastian Vettel con una manovra perfetta. Il tedesco ha provato il controsorpasso alla chicane successiva, ma la difesa dell’olandese non gli ha concesso alcuno spazio all’interno. Quando Seb se ne è reso conto, era ormai troppo tardi; il maldestro e tardivo tentativo di frenata lo ha portato a tamponare l’avversario spedendo entrambi nella ghiaia [ VIDEO ].
Il primo a commentare l’accaduto ai microfoni di Sky Sport F1 è stato il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, che ha provato a motivare il proprio driver. “Sebastian è un professionista ed è consapevole delle sue difficoltà ed altrettanto consapevole che per lui rappresenta uno stimolo, lo dobbiamo aiutare in questo, a cercare la vettura, l’assetto, il bilanciamento migliore per le sue esigenze”, ha commentato l’ingegnere reggiano. “Ribadisco che lo stimolo per lui deve essere quello che aveva un buon passo in gara e ripartire da lì. Non c’è da insegnargli nulla, sa quanto è importante non commettere certi errori, per la squadra, per i punti. Sono sicuro che saprà reagire da solo”.
Le parole a caldo di Binotto non potevano che essere di questo tenore; ci si aspetta che un team principal faccia quadrato intorno ai propri piloti. Dall’esterno, invece, non sono mancate le critiche, anche piuttosto feroci per la verità, verso Vettel. Da chi, come David Coulthard, sostiene che gli incidenti di Seb ricordino quelli dello Schumacher post rientro, a chi, come Vitantonio Liuzzi, ritiene che il tedesco soffra la competitività di Leclerc, la platea è piuttosto vasta. Tra tutti, non poteva mancare il parere di Helmut Marko, che come al solito spicca per schiettezza.
L’austriaco a capo del programma F1 Red Bull conosce bene Vettel, avendolo avuto come pilota prima in Toro Rosso e poi in Red Bull, con otto titoli mondiali come risultato. “Sebastian dovrebbe cercare un ambiente diverso e cambiare squadra, ma non vedo alcuna possibilità che questo possa avvenire nel 2020”, queste le parole senza compromessi di Marko. L’uomo di fiducia di Mateschitz vede nell’ambiente Ferrari un ostacolo più che uno stimolo per Vettel, che sarebbe schiacciato dalle pressioni. “Si commettono errori quando non si è più sicuri delle proprie qualità. Questa è una cosa che accade inconsciamente” ha chiosato la sua intervista rilasciata ad Autobild.
Una cosa è certa: Sebastian Vettel ha commesso tanti errori. Troppi, inutile negarlo, per un quattro volte campione del mondo in cerca di riportare al successo il Cavallino Rampante. E non è stato Hockenheim 2018 l’inizio di tutto, bisogna risalire ben più indietro, sino a Baku 2017. Quella ruotata, quel fallo di reazione contro un Hamilton scaltro ma non certo scorretto, hanno messo in luce le prime incrinature nel carattere di Seb. Da lì il suicidio agonistico di Singapore dello stesso anno, fino alla galleria degli orrori targata 2018: Hockenheim, Monza, Suzuka, Austin.
Seb era e resterà sempre un grandissimo pilota; non si vincono quattro titoli mondiali (contro gente come Alonso e Hamilton) per puro caso, non si vince a Monza con una macchina inferiore sotto un acquazzone torrenziale. Le doti di Vettel non sono in discussione; casomai lo è la sua tenuta mentale sotto pressione. E anche le parole di Marko lasciano alquanto perplessi: veramente è la Ferrari il problema di Seb? Certo, la SF90 non è da mondiale, le strategie non sono sempre il top, ma l’ambiente rema sempre dalla sua parte da quando è arrivato a Maranello.
Anche l’arrivo di Leclerc non può essere annoverato tra le cause della pressione. Seb sembra essere bravissimo a mettersi pressione da solo, senza bisogno di “aiuti” esterni. Il tedesco deve lavorare su se stesso, senza pensare al team mate o a qualsiasi altra questione. Il succo delle parole di Binotto a fine gara è proprio questo, ed è da condividere in pieno. Lo stesso Vettel sa perfettamente di essere sul banco degli imputati e sa anche dove lavorare per migliorare. Perchè il suo target è ancora (e non può essere diversamente) vincere il Mondiale di Formula Uno con la Ferrari.
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