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F1, Sebastian Vettel e l’algoritmo del cubo di Rubik

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Dopo il finale del Gran Premio dell’Azerbaijan di quest’anno, Sebastian Vettel descrisse la SF90 come una vettura difficilissima da comprendere. Paragonata la sua Ferrari a un complicato cubo di Rubik, il tedesco non nascose un pizzico di sconforto vedendo le difficoltà sue e della squadra.

Quattro Gran Premi dopo, il Cavallino sembra essere ancora crucciato nella risoluzione di un grande rompicapo. Gli aggiornamenti portati fino in Francia hanno in gran parte funzionato ma la performance, l’efficacia della monoposto sulle gomme, non sono ancora nemmeno lontanamente vicine a quelle della Mercedes.

Il team principal, Mattia Binotto, ha già in precedenza dichiarato la possibilità che il concetto alla base della nuova Ferrari fosse sbagliato in partenza; che il cubo di Rubik sfornato in casa a Maranello avesse troppi pezzi per essere risolto facilmente. Vuoi per la filosofia aerodinamica di fondo, per le sospensioni anteriori “obsolete” o qualsiasi altra ragione scientifica: la SF90 non sembra essere una vettura da titolo.

In questo scenario, certo triste ma non così disastroso, chi bazzica bene è invece Charles Leclerc. Basta vedere quanto le spropositate aspettative nei confronti del monegasco si siano di colpo attenuate una volta che la Ferrari ha cominciato a perdere colpi. Aria freschissima per un giovane talento che ancora deve crescere molto e ha bisogno di momenti come questo; per costruire la propria confidenza in Rosso, Leclerc ha bisogno di gare che non può, e non deve essere obbligato, a vincere.

Il discorso è totalmente opposto per Sebastian Vettel. Molte volte si pensa erroneamente che un quattro volte campione del mondo debba sempre essere in grado di risolvere qualsiasi cubo di Rubik. Purtroppo, però, esistono cubi troppo grossi anche per un pilota che ha portato la Toro Rosso a vincere un Gran Premio e il primo che deve rendersene conto è proprio Sebastian stesso.

In particolar modo, questo weekend francese sembra aver colpito il tedesco della Rossa più del solito. Dopo il ricorso relativo all’incidente del Canada trasformato in barzelletta dalla FIA e una qualifica al sabato decisamente al di sotto delle aspettative, l’amarezza per il giro veloce conquistato al quinto posto con così tanta difficoltà – quando difficoltà, almeno sulla carta, non avrebbe dovuto esserci – hanno centrato in pieno il morale di Vettel, abbattendolo.

“Non abbiamo il potenziale per battere la Mercedes” – così ha tuonato Sebastian Vettel al tramonto del GP di Francia.

Perentorio, disilluso e senza speranza; un Vettel così, poche volte mi ricordo di averlo visto.

Fortunatamente, all’interno del box della Rossa arieggia un po’ di delusione a seguito delle otto sconfitte consecutive, come è normale che sia, ma non c’è ancora traccia di sconforto. Ora più che mai, in casa Ferrari il collettivo avrà il difficilissimo compito di mantenere in piedi ogni singolo di cui è composto in modo da trasformare i disillusi “spero che in Austria andrà meglio” di Sebastian in decisi “in Austria andrà sicuramente meglio”. La mentalità è la chiave per non affondare.

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