Buche in pista e pedane rotte: «Il Polisportivo è un disastro»
BELLUNO
Un disastro di pista. Il tartan del Polisportivo assomiglia più a una groviera, piuttosto che a un manto perfetto e utilizzabile per la corsa o le altre specialità dell’atletica leggera. Crepe di dimensioni notevoli, pedane utilizzabili solo dopo aver adottato diverse precauzioni, riviera delle siepi inagibile.
Un biglietto da visita piuttosto triste per la città di Belluno e il suo principale stadio, dove, oltre alle partite di calcio della squadra locale di serie D, si allenano centinaia di atleti, più o meno giovani. Ma il rischio quotidiano è quello di farsi male seriamente a una caviglia, oppure di perdere chissà quanta concentrazione, nel tentativo di evitare rovinose cadute. Il grande accusato da parte dell’Athletic Firex Belluno – società cittadina che vanta oltre 300 tesserati – è il Comune.
Il tema non è affatto nuovo, perché dal 1986 non si ricordano chissà quali particolari manutenzioni e lo scorso ottobre si era tenuto un incontro sul tema, al quale presenziava tra gli altri l’assessore allo sport Marco Bogo e Christian Zovico, numero uno della Federazione regionale. Un grosso freno, pochi mesi prima, era arrivato dalla mancata vittoria del bando “Sport e periferie”. Nel frattempo, però, le attività sportive vanno avanti e dalla società si domandano se siano state pensate alternative, premesso che già allora non mancavano dei dubbi su come ci si era mossi a Palazzo Rosso.
«La soluzione? Non la si vuole trovare», evidenzia amareggiato il direttore tecnico della Firex, Piero D’Incà. «Proviamo grande dispiacere, perché dove interessa in qualche modo i soldi saltano fuori. Vedi sistemazione di spogliatoi, creazione di campi sintetici, lavori alla piscina, ma non solo. Credo ci sarebbe qualcosa di ridire anche sull’investimento del parco giochi e del fun bob in Nevegal, ad esempio».
Comprensibile la delusione di chi cerca di tenere in movimento più persone possibili. «Come Firex Belluno, solo negli ultimi vent’anni, abbiamo portato nel capoluogo 24 titoli italiani, e non elenco neppure l’enorme quantità di podi. Nelle più svariate specialità, tra l’altro. Grandi traguardi, conseguiti da atleti cresciuti nel nostro vivaio. Non so quante altre realtà sportive del territorio possano vantare un simile palmares. Eppure la considerazione è prossima allo zero».
Quel bando non vinto ancora non va giù: 500 mila euro in tutto avrebbero consentito di dotare il Polisportivo di una pista nuova di zecca, senza dimenticare le varie pertinenze. «Allora mancava il progetto esecutivo, ci è stato detto. Ciò a causa dei costi. Ma credo che, parlando, avremmo avuto modo di individuare soluzioni più economiche. L’assenza di quei punti è stata decisiva nella graduatoria».
Intanto di gare non se ne possono certo disputare. Vanno già richieste particolari deroghe quando si tratta di eventi dedicati alla categoria Esordienti e Ragazzi, figurarsi se è possibile organizzare campionati Cadetti, Allievi ed Assoluti. «Emigreremo a Puos, ad Agordo, o a Domegge addirittura. Non abbiamo alternative. Nel frattempo a Feltre, una pista di gran lunga più giovane della nostra, è già oggetto di rifacimento completo. Da noi nulla, nonostante sia molto pericolosa».
Andando poi in trasferta a meeting o gare, vien facile farsi prendere dalla tristezza. «Solo a titolo di esempio, il piccolo paese di Onigo, provincia di Pederobba, ha una propria pista dedicata. Hai voglia a dire che in pianura c’è un’altra mentalità… È la verità, ma sono le amministrazioni ad averla, non le società o i tecnici».
A Belluno servirebbe «prendere in mano il disciplinare della Fidal, apprendere cosa serve e rifare piste e pedane. Evidentemente però il biglietto di visita della città deve essere un Polisportivo in queste condizioni…». —

