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«Dopo quello schiaffo ho avuto dei blocchi». Allenatrice di ginnastica artistica a processo, le accuse dell’ex allieva

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«Quel giorno – era il 18 gennaio del 2017 – stavo facendo un esercizio alla trave. Dovevo fare una verticale ma all’improvviso sono scivolata. Moira, che era con un altro gruppo di ginnaste, ha visto la scena, si è avvicinata e mi ha dato uno schiaffo al viso. Mi disse di avermelo dato a fin di bene, perché rischiavo di farmi male. Fu uno schiaffo forte, mi bruciava la guancia».

Aveva all’epoca 8 anni, la baby-ginnasta Giulia (nome di fantasia, ndr), quando prese quello schiaffo in faccia dalla direttrice tecnica della Gymnasium, Moira Ferrari (difesa dall’avvocato Luigi Fadalti), a processo per abuso dei mezzi di correzione. Un processo entrato ieri nel vivo delle testimonianze, davanti al giudice Iuri De Biasi, e innescato proprio da una querela dei genitori della baby-ginnasta.

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«Dopo quell’episodio», ha raccontato ieri in aula la ragazzina, «i miei genitori mi hanno ritirato dalla Gymnasium. Rimasi ferma per alcune settimane e poi ripresi l’attività sportiva nella mia società d’origine, nel Veneziano. Ma da allora non è stato più come prima: avevo dei blocchi mentali prima di fare alcuni esercizi. Per superarli i miei genitori mi hanno mandato da uno psicologo».

Giulia, che ora ha 15 anni, dopo 9 anni e mezzo ha messo alle spalle la ginnastica e ora fa atletica. «Quel giorno seppi cos’era successo da un’altra atleta», ha raccontato la madre di Giulia, prima testimone a essere sentita in aula. «Mi disse che Moira aveva dato uno schiaffo a Giulia perché aveva sbagliato un esercizio. Mezz’ora più tardi sono entrata in palestra e ho chiesto spiegazioni alla Ferrari, che ammise subito di aver dato uno schiaffo a mia figlia per lo spavento che potesse farsi male. A casa ne parlammo anche con mio marito ed emerse che mesi prima nostra figlia aveva ricevuto anche uno schiaffo sulla nuca. A quel punto chiesi chiarimenti alla società e da altri genitori venimmo a sapere che c’erano stati episodi di strattonamento, tirate di capelli e schiaffi anche nei confronti di altre atlete. Decidemmo così di togliere Giulia dalla Gymnasium perché non tolleravamo quei metodi. Lo dissi chiaramente alla Ferrari e alla società».

Tolta dalla Gymnasium, Giulia è tornata nella sua società d’origine. «Ma ha fatto molta fatica», ha spiegato la madre, «a causa di una sofferenza psicologica che la tormentava, tant’è vero che l’abbiamo mandata a qualche seduta dallo psicologo, per poterla aiutare a superare quei blocchi che impedivano di tornare serena ad allenarsi».

Nell’udienza di ieri, oltre all’ufficiale di polizia giudiziaria, Mario Scardanzan, che coordinò l’indagine per la procura, sono stati sentiti poi alcuni tecnici che lavoravano nella palestra della società di Villorba a fianco della Ferrari. Il processo riprenderà in estate, il 24 giugno prossimo, per sentire i testimoni della difesa e per l’esame in aula della stessa imputata.

Lo stesso giorno è prevista la sentenza: il processo è infatti sulle soglie della prescrizione.

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