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Sci alpino, sorge la stella azzurra di Giovanni Franzoni. Protagonista nelle cattedrali della velocità, si appresta a scrivere la storia

Sabato 24 gennaio 2026 abbiamo verosimilmente assistito alla nascita di una stella, quella di Giovanni Franzoni, impostosi nella leggendaria discesa libera di Kitzbühel. Il lombardo, classe 2001, è diventato il quarto italiano a primeggiare sulla Streif dopo Kristian Ghedina, Dominik Paris e Peter Fill.

In realtà, l’affermazione conseguita nel weekend si arricchisce di ulteriori significati, soprattutto se accostata a quella conquistata nel supergigante di Wengen solo otto giorni prima. Franzoni è diventato il terzo azzurro a vincere in ambedue le discipline veloci nell’arco della stessa stagione. In precedenza, l’impresa era stata firmata dai soli Ghedina (1999-2000) e Paris (2018-19 e 2024-25).

Va tuttavia rimarcato come l’atleta originario di Manerba del Garda ci sia riuscito a 24 anni e 300 giorni. Ghedina lo ha fatto a 30 anni e 101 giorni, senza poi collezionare ulteriori Super-G. Paris, invece, ha firmato il suddetto bis a 29 anni e 259 giorni. Sostanzialmente, il bresciano taglia con almeno un lustro d’anticipo un traguardo sinora oltrepassato solo dai due più grandi velocisti della storia d’Italia.

Attenzione, perché nell’arco di poco più di un mese, Franzoni ha collezionato quattro podi complessivi, equamente divisi tra libera e supergigante, recitando peraltro un ruolo da protagonista in tre cattedrali della velocità quali Val Gardena, Wengen e Kitzbühel.

Se volessimo utilizzare la terminologia usata in sport seguitissimi negli Stati Uniti, dove la narrazione sportiva raggiunge i propri punti più alti (talvolta eccessivi, ma questo è un altro discorso), Franzoni è “For Real”. Non si tratta di episodi fortunati; e tutto lascia presupporre che possa essere “the next Big Thing” della velocità globale, magari assieme al coetaneo Franjo Von Allmen.

Ghedina resta nell’immaginario collettivo come “Il velocista azzurro” per antonomasia. Paris, pur senza essere mai stato altrettanto mediatico, è invece il più vincente in assoluto. Né l’uno, né l’altro hanno mai primeggiato nel contesto dei Giochi olimpici, dove sinora il gradino più alto del podio è stato calcato esclusivamente da Zeno Colò. Dominik, comunque, ha ancora un paio di cartucce da sparare.

Le avrà anche Franzoni, che potrebbe mettere tutti d’accordo nel corso degli anni. L’età è dalla sua, perché ci troviamo al cospetto di un atleta in grado di essere protagonista in almeno altre due edizioni dei Giochi, quella francese e quella americana, fermo restando che nel 2038 avrà l’età che adesso ha Paris, ancora abile e arruolabile.

Signore e signori, nessuno di noi ha la sfera di cristallo attraverso cui scrutare il futuro. Cionondimeno, alla luce di quanto accaduto negli ultimi dieci giorni, si ha la sensazione di non aver avvistato una meteora nel firmamento dello sci alpino mondiale, bensì di essere al cospetto di una vera e propria stella, che potrebbe splendere a lungo. In maniera anche più luminosa di qualsiasi astro azzurro del passato e del presente.

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