Cortina 2021, Mondiali di sci alpino - Samira Zargari è l'allenatrice della nazionale iraniana di sci alpino, ma nonostante questo non è presente insieme alle sue atlete ai Mondiali di Cortina. Non per un infortunio, un problema col visto, o un qualcosa di relativo alla pandemia in corso, ma perché il marito semplicemente ha detto di no. In base alla legge iraniana infatti, anche quando una donna è in possesso di un regolare documento di espatrio, il permesso del marito è mandatario per poter lasciare il paese. Permesso che il marito può revocare di volta in volta. La Federsci iraniana ha fatto sapere con una nota di aver provato fino all'ultimo a risolvere la situazione, ma che il marito di Zargari è stato irremovibile. Tanto che le atlete sono in Italia, ai Mondiali di Cortina 2021, insieme a un'altra tecnica di lungo corso della Federazione, Marjan Kalhor.
Samira Zargari, coach nazionale Iran sci - Alpine Skiing - Winter Olympics Day 7
Non è purtroppo una novità per le sportive iraniane: in passato è successo alla capitano di calcio a cinque: dopo una lite il marito di Niloufar Ardalan (per altro giornalista sportivo) le aveva vietato di recarsi in Guatemala per i mondiali del 2015; mentre nel 2017 è toccato poi a Zahra Nemati, atleta paralimpica di tiro con l'arco. «Lo sport dovrebbe essere anche un manifesto per i diritti umani» ha detto ieri sera in conferenza stampa l’azzurra Sofia Goggia «Purtroppo non si fa ancora abbastanza. Potrei dire che finché si è atleti è meglio non sposarsi, ma la verità questa è una questione politica amara ben più grande del nostro mondo».
Sport e diritti umani
Il tema Sport e diritti umani era già stato scelto nel 2018 dal Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra come tema cardine del Social Forum di quell’anno, proprio con l’obiettivo di promuovere l'ideale olimpico come catalizzatore per i diritti umani e per rafforzare il loro rispetto universale. Il Consiglio all’epoca sottolineò come «Gli eventi basati sullo sport creano un'opportunità per numerosi atleti e sportivi di schierarsi per i diritti umani, combattendo il razzismo, promuovendo l'uguaglianza di genere, garantendo inclusione e accessibilità alle persone con disabilità. […] Come linguaggio universale, lo sport può svolgere un ruolo importante nel rispetto, nella protezione e nell'adempimento di tutti i diritti umani per ciascuno». Nel 2021 possiamo serenamente affermare che di strada ce ne sia ancora molta da fare, soprattutto riguardo alla parità di genere.
Iran Women's Ski Team Train At Home During Lockdown - Samira Zargari, coach nazionale Iran sci (felpa rossa) e le altre atlete
Il mondo dello sport è sempre stato in salita per le donne, ammesse in forma ufficiale ai Giochi Olimpici soltanto dopo la Prima Guerra Mondiale, nel 1920 ad Anversa, prima di allora la quota femminile alle Olimpiadi era risicatissima (nel 1908 a Londra parliamo di 36 atlete su 2008 totali) e soprattutto non riconosciuta ufficialmente. Non solo: nell'atletica si è dovuto aspettare il 1984, anno in cui anche alla componente femminile è stato concesso di correre la maratona alle Olimpiadi, e il 2000 per il salto con l'asta. Parliamo quindi di 36 anni fa per una disciplina e 21 per l'altra.
Se pensiamo che quello delle donne nello sport sia un tema spinoso solo in determinati paesi è d'obbligo sottolineare come anche l'Italia non sia messa benissimo su questo fronte. Un rapporto del Centro Studi del Coni del 2017 ha evidenziato come, in Italia, «Le donne siano sottorappresentate negli organi decisionali delle istituzioni sportive» mentre il saggio All you need is sport curato da Paolo Crepaz si afferma che le atlete italiane rappresentano solo il 28,2% del totale. A questo si aggiunge il fatto che, per legge, nel nostro paese tutte le atlete donne non possano essere inquadrate come professioniste, ma solo come dilettanti. E se la sempre maggior partecipazione delle donne alla vita sportiva di alto livello sicuramente ha fatto molto in termini di gender equality è pur vero che la strada per appianare il gender gap, anche solo a livello di montepremi o sponsorizzazioni, è ancora lunga. E per tutte le ragazze come Samira lo è ancora di più.
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