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Alvaro, dal freestyle alla Rai.  «Commento lo snowboard uno dei miei primi amori»

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«Lo snowboard? Uno dei miei amori sportivi. Dopo la moto…». Ecco perché ad Alvaro Dal Farra, talentuoso pilota e istruttore bellunese di freestyle motocross nonché poliedrico spirito sportivo, la Rai ha affidato il commento tecnico della Coppa del mondo.

Alvaro, come nasce tale opportunità?

«Le mie attività sportive e benefiche sono spesso state raccontate dalle più note reti televisive. Di recente la Rai, attraverso un amico giornalista, ha deciso di propormi questo ruolo da svolgere negli studi di Roma. Cercavano una persona competente in materia e io lo snowboard lo ho praticato diversi anni. Di conseguenza ho accettato, mettendomi in gioco in un qualcosa di assai divertente. Le prospettive sembrano interessanti, anche nell’ottica di avvicinamento ai Giochi Milano–Cortina 2026».

Sul tuo sito hai una biografia dettagliata del tuo essere sportivo a 360º. Lo snowboard dove si colloca?

«Nello sport ho sempre ottenuto risultati gratificanti, qualsiasi fosse la disciplina provata. Non stavo mai fermo e ciò un po’ cozzava con un adeguato rendimento scolastico. A 18 anni però la pagella non lasciò indifferente i miei genitori, che decisero di comprarmi la tavola da snow. Da lì ho iniziato a saltare ovunque ce ne fosse la possibilità. Anzi, andavo a crearmele da solo le occasioni. Ad esempio, sul finire degli anni 90 realizzai una struttura apposita in Nevegal e in seguito ad Alleghe, peraltro successivamente premiata come migliore park d’Italia. Successivamente siamo andati in Zoldo, Cortina, Arabba. Eravamo un gruppo di amici, tra cui spiccavano i fratelli Giacomo e Filippo Kratter, due icone dello snowboard italiano. Ciò aprì le porte ad avventure incredibili. Vedi ad esempio le trasferte americane che si trasformavano in veri propri show. Venivamo visti come delle super star. I contatti con sponsor sono stati poi decisivi nel mio caso nell’aprirmi il mondo del freestyle su due ruote».

Come è lo snowboard odierno?

«Il livello tecnico si è alzato notevolmente, facendolo diventare sport meno da freestyle. Se avessimo avuto noi chi curava con così notevole attenzione ogni aspetto, forse avremmo avuto ancora maggiori chance di ottenere risultati di prestigio. Però forse a quei tempi la spettacolarità era maggiore».

Chiudiamo con un “non tutti sanno che…” di Alvaro Dal Farra?

«Da piccolo di sport ne ho provati un’infinità. Equitazione, tiro con l’arco, pattinaggio, tuffi, surf, sci nautico. Però nel calcio ebbi un’occasione incredibile, attorno agli 11-12 anni. Giocavo nelle giovanili del Castion, ovviamente tra i pali perché amavo le uscite spericolate e i tuffi acrobatici. Sta di fatto che, dopo alcuni provini, il Torino scelse di prendermi. Avrei dovuto trasferirmi lì, però poi restai in provincia. In seguito, prima dello snowboard, ho ottenuto risultati di rilievo nel rugby, approdando anche nelle nazionali giovanili».

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