Dal canottaggio al calcio, fu il primo bordocampista
Si sapeva che da tempo era alle prese con tutta una serie di malanni che lo tormentavano, non ultimo il peso eccessivo, ma la notizia della sua scomparsa è stato un duro colpo, per me che ero legato a lui da antichi vincoli di amicizia prima ancora che di colleganza professionale, e per tutti coloro che ne avevano apprezzato le trascinanti telecronache, soprattutto di canottaggio. Ogni volta che lo si riascolta a commentare i trionfi degli Abbagnale e dei tanti altri atleti del remo e della pagaia, scatta un coinvolgimento emotivo e passionale che è il più evidente segno della sua grandezza. Noto come Bisteccone per il suo gagliardo appetito, è stato a lungo anche voce narrante da bordo campo per le partite della Nazionale, incapace di starsene nel posticino che gli era stato assegnato e quindi in perenne lotta con quanti lo dovevano controllare, pur di avere una mezza battuta, una semplice parolina dai protagonisti. Ho avuto così modo di duettare a lungo con lui, io sistemato nella postazione in tribuna e lui a litigare con tutti gli addetti a bordo campo. In particolare a Italia ’90 e ai mondiali Usa ’94 dove ebbe modo di farsi notare perché, grazie anche alla bravura del nostro tecnico audio, era l’unico bordocampista (si cominciava a chiamarli così) in grado di dialogare con il collega telecronista centrale che poi ero io. Tanto che i due furono accusati di aver fatto saltare tutti i collegamenti audio. Ma Gian Piero, con la sua straordinaria carica di simpatia umana riusciva a stabilire rapporti di amicizia con gli sportivi di cui raccontava le gesta, memorabili le sue interviste con Maradona, con i campioni della Lazio, di cui era tifoso, nonché le sue irruzioni negli spogliatoi delle squadre che avevano vinto lo scudetto, accolto come se anch’egli fosse protagonista dell’impresa. Alle selezioni per le Olimpiadi di Città del Messico partecipò come atleta di canottaggio e, quattro anni dopo a Monaco, cominciò a lavorare per la Rai, e mi capitò di averlo accanto a me che facevo le telecronache del remo nel bacino di Feldmoching, vergognandomi un po’ per l’inadeguatezza del mio commento. Ma Gian Piero mi stette vicino incoraggiandomi, ben presto fu lui a diventare titolare della cattedra, e segnò un’epoca e uno stile inimitabili. Ha fatto di tutto in tv, anche l’avanspettacolo, ballando e cantando, dove c’era da far baldoria lui non mancava mai. L’ho sentito non molto tempo fa al telefono, mi disse che appena fosse stata in programma una partita tra Lazio e Udinese avremmo dovuto presentarla in Rai noi due. Non abbiamo fatto in tempo. La sua scomparsa allunga il triste elenco di uomini legati allo sport che se ne sono andati lasciandoci sgomenti e addolorati. Addio Gian Piero, non ti dimenticheremo. È davvero impossibile. —
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