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La Val di Zoldo palestra magnifica. «Qui l’alpinismo ha zone vergini»

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Spagnolo (“e catalano”, precisa), bellunese di adozione dopo 18 anni passati in Val di Zoldo, Santiago Padros è Pelmo d’oro per l’alpinismo in attività. Il premio gli verrà consegnato, come agli altri vincitori, sabato 29 luglio a San Tomaso agordino che ospita quest’anno la manifestazione istituita dalla Provincia venticinque anni fa.

Lo raggiungiamo al telefono mentre lavora come guida alpina a Chamonix per la prima parte della stagione estiva. Poi dal 26 luglio il ritorno nelle Dolomiti dove proseguirà la sua attività. Padros, 49 anni, è guida alpina, guida di canyoning, istruttore di guide. Sulle Alpi occidentali si sta spostando tra la Francia e l’Italia, attorno al Monte Bianco dove accompagna clienti che arrivano da tutto il mondo e vogliono affrontare con lui delle vie difficili e molto tecniche.

Dove ha cominciato l’attività alpinistica?

«Sui Pirenei, con i miei genitori, poi attorno ai vent’anni mi sono spostato sulle Alpi. In seguito ho cominciato a viaggiare fuori dall’Europa, negli Usa e in Perù, dove ci sono le montagne che hanno segnato l’inizio del mio alpinismo selvaggio. Il viaggio in Perù è stato importante dal punto di vista emozionale».

Delle tante scalate di questi anni, qual è quella più importante?

«Direi che è “Madre Tierra” nel gruppo del Bosconero, in Val di Zoldo: una prima salita, fatta con Diego Toigo, nel febbraio del 2020 appena prima del Covid. E’ una via abbastanza difficile da non essere fatta da tutti, anche se nel 2020 ci sono state delle ripetizioni».

Preferisce scalare da solo o con altri compagni?

«Faccio poche cose da solo, è troppo pericoloso: io voglio continuare a vivere. Diego Toigo è un alpinista importante per la sua conoscenza del territorio, delle Dolomiti, con lui ho fatto molto. Ma arrampico anche con amici di tutta Europa, spagnoli, belgi, francesi. Ci teniamo in contatto e quando ci sono le condizioni adatte ci mettiamo d’accordo».

Come trova i clienti?

«Sono loro che trovano me, funziona molto il passaparola, solo occasionalmente mi conoscono attraverso i social o dal sito dolomismo.com, che è però abbastanza statico perché non ho molto tempo per aggiornarlo».

Quanto tempo trascorre in montagna?

«Oltre trecento giorni all’anno. Da giugno a settembre pratico alpinismo, trekking, faccio poche ferrate perché è un terreno che non amo, torrentismo. In inverno faccio scialpinismo, alpinismo, arrampicata su ghiaccio che è la mia specialità fin da ragazzo. Mi muovo su tutte le Alpi, ma sono le Dolomiti il luogo che io considero casa, dato che ci ho vissuto per diciotto anni, fino ad un anno e mezzo fa. Ora sono un po’ nomade e mi sposto con un furgone».

Quali sono le Dolomiti che preferisce, quelle dove ha scalato di più?

«Il Bosconero, poi il Pelmo e il Civetta. A livello di roccia, è stato fatto quasi tutto, a livello alpinistico no. Ho scalato anche nella zona della Schiara, del Pelf. Con Toigo abbiamo girato un filmato, “Insostenibile”, che è l’attraversata del Parco in sei giorni, con trekking e scalate».

Si aspettava di essere premiato con il Pelmo d’oro?

«Assolutamente no, mi ha chiamato il presidente della Provincia e me lo ha detto, sono rimasto choccato. Sono onorato che si sia pensato a me per questo premio, è un riconoscimento al mio alpinismo esplorativo, semplice, chiaro e sincero».

Come è cambiato in questi anni l’alpinismo?

«Purtroppo c’è troppa gente. A volte non riesco con i miei clienti a fare le vie classiche perché sono troppo affollate. Un tempo l’alpinismo era più selettivo: adesso si compra l’attrezzatura, si fa un minimo di corso e si parte. Ma spesso queste persone vanno oltre le loro capacità. Occorre trovare un bilanciamento, ma non è facile. Qui a Chamonix è molto peggio di quello che succede sulle Dolomiti. Intanto, ci sono molti più morti, ogni giorno. E a volte sul Bianco possono esserci in contemporanea anche diecimila persone: tutti hanno il numero del soccorso in elicottero che qui è completamente gratuito anche per coloro che sono illesi e semplicemente non sono capaci di continuare».

Quali imprese vede nel suo futuro?

«Fare un bell’alpinismo con i miei amici e praticare la mia professione secondo linee di lavoro in cui ci si sposta di meno e si tiene conto del cambiamento climatico, cioè un alpinismo sano».

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