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Si accendono i riflettori sul “The Masters”

Da giovedì 9 a domenica 12 aprile, appuntamento con il primo Major della stagione: The Masters. Il torneo, giunto alla 90ª edizione, si svolge in Georgia, negli Stati Uniti, sull’iconico percorso dell’Augusta National Golf Club di Augusta e mette a confronto i migliori golfisti del mondo per la conquista dell’ambita Giacca Verde.

Rory McIlroy, il campione nordirlandese Numero Due del Mondo, dovrà difendere il titolo conquistato lo scorso anno. Nel field ci sono i più forti giocatori del mondo. Mancano però gli italiani. L’ultimo azzurro che ha partecipato al “Masters” è stato Francesco Molinari che nel 2023, edizione vinta dallo spagnolo Jon Rahm, non passò il taglio per un solo colpo. Grande assente quest’anno anche Tiger Woods, vittima nei giorni scorsi di un incidente stradale e che ha deciso di prendersi una pausa del golf per rimettersi in salute.

Tutte e quattro le giornate di gara saranno in diretta su Sky Sport Golf, con il commento affidato a Silvio Grappasonni, Massimo Scarpa, Roberto Zappa, Marco Cogliati, Claudio Viganò, Michele Gallerani e Alessandro Lupi. Inoltre, in programma su Sky Sport 24 durante ciascuna giornata, studi di approfondimento condotti da Francesca Piantanida. Come da tradizione, lo spettacolo del The Masters parte mercoledì 8 aprile, con il Par 3 Contest, live dalle 20 su Sky Sport Golf.

Nell’occasione noi di “Aiggmagazine” vi riproponiamo un servizio pubblicato lo scorso anno a firma del nostro presidente, Stefano Cazzetta:

“All’Augusta Masters è caccia allo Gnomo”

Un fenomeno di costume che solo all’Augusta National poteva prendere piede: ressa nei pro-shop per accaparrarsi il Masters Gnome

Dal nostro inviato ad Augusta (Georgia, Usa)

Al Masters ogni anno si assiste a una doppia caccia. Se guardiamo il campo, vediamo i migliori giocatori del mondo affannarsi nella conquista della Giacca Verde (che significa denaro e, soprattutto, gloria all’infinito); se invece rivolgiamo lo sguardo al di qua delle corde, allora assistiamo a un altro spettacolo, altrettanto affascinante e, per di più anche sorprendente: la corsa al gadget, una volta conclusa con successo quella agli introvabili biglietti. La folla dell’Augusta National è immensa, variegata, variopinta. Ma al contrario di quella della Ryder, ad esempio, estremamente sobria e composta, nel rispetto delle regole che qui sono ferree e rispettate. Non devono dunque stupire le file infinite e ordinate davanti ai due mega proshop (migliaia di metri quadrati ognuno) e ai chioschi disseminati sul percorso. Ragazzi con un cartello all’inizio dei serpentoni aggiornano di volta in volta i tempi di percorrenza: mezz’ora, 45 minuti, anche un’ora nei momenti di punta. Il dato di partenza è uno: l’Augusta National è un circolo chiuso, inaccessibile al di fuori del Masters. I prodotti di merchandising li puoi acquistare solo ora e solo qui, né prima, né dopo, né altrove. Ogni sacrificio è giustificato e lo shopping è a dir poco compulsivo.

Si compra per sé, per amici e familiari e anche per business. Se ho speso migliaia di dollari per un biglietto, comprandolo dai bagarini, mi rifaccio con la rivendita di ogni oggetto, bello o brutto che sia, che abbia il logo – tutelatissimo – del Masters. Nessuno stupore, dunque, nel vedere i patron uscire dai pro-shop stracolmi di acquisti (per migliaia di dollari) che manco un carrello al supermercato alla Vigilia di Natale: magliette e cappelli a decine, cinture, asciugamani, guanti, tazze, ciotole per animali, candele e così via. Anche mutande, se è per questo. Oppure le tradizionali seggioline pieghevoli (meno di 40 dollari, tasse incluse) che uno compra, ci mette il suo nome, piazza negli appositi spazi sul percorso e può andarsene in giro tranquillo quanto vuole, tanto sa che, al ritorno, la sedia è sempre lì intoccata e inoccupata abusivamente.

I prezzi sono più o meno accessibili, anche se quest’anno si notano un po’ di rincari importanti. Per chi può spendere di più c’è comunque una linea di qualità: seta e pelletteria di classe, prodotte – manco a dirlo – da aziende italiane. Non esistono cifre ufficiali: ma i 70 milioni di fatturato di cui si parla da anni sono certamente stimati al ribasso, se si considera che nel frattempo i prezzi sono saliti e che dal 2019 è stato introdotto il merchandising del Masters femminile, torneo che fa 20.000 spettatori (il numero massimo ammesso) anche se le giocatrici in campo, per quanto bravissime, sono ancora dilettanti.

In questa affannosa corsa all’acquisto, c’è però un oggetto che più di tutti vale metaforicamente il prezzo del biglietto. Per accaparrarselo servono tenacia, determinazione, pazienza e un po’ di fortuna e, magari – chissà – anche conoscenze. Una volta che l’hai conquistato, però, puoi andarne fiero e ostentarlo come il più prezioso dei trofei. Che cos’è? È il Masters Gnome, una statuetta di 45,72 centimetri, vestita ogni anno in modo diverso. Quella del 2025, che a nostro parere non è la più bella, raffigura il solito omino barbuto che tiene in mano un gelato al biscotto mentre sulla maglietta sono raffigurati i prodotti tipici del cibo targato Masters. Quando è stata introdotta nel 2016, nessuna sospettava che sarebbe diventata oggetto di culto sfrenato. Ma appena la tendenza è stata intuita, ecco che è scattata l’operazione di marketing: solo un migliaio di pezzi disponibili ogni giorno e fortunato chi, nella ressa che si crea all’apertura dei pro-shop, riesce ad accaparrarsene uno. Un fenomeno pazzesco: basta andare su ebay per comprenderlo. La statuetta costa poco più di 50 dollari, ma nella rivendita il prezzo sale a dismisura. I collezionisti fanno follie. E se si vuole la serie completa, beh, allora il sacrificio economico diventa notevole. Non sarà esattamente la Giacca Verde, ma pure lo Gnomo del Masters ha il suo fascino: comprare (se vi riesce) per credere.

Nella foto: Francesco Molinari

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