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Modena Barberini: «Il golf? Non solo uno sport, ma passione pura che dura per sempre»

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MODENA «Qual è l’età giusta per iniziare a giocare a golf? Prima possibile, questo è certo, ma la cosa bella è che puoi scendere sui green fino a 99 anni e sempre con la gioia della prima volta».

Marco Federico Barberini, 29 anni compiuti il 2 agosto, è uno dei personaggi di rilievo che il Modena Golf & Country Club ha espresso negli ultimi due decenni.

«E dire che da ragazzino proprio non mi attirava l’idea di passare le giornate cercando di infilare una pallina in buca, a me piacevano molto di più il calcio e il tennis, tanto che dopo la “prima volta” al Country dissi a mio padre che non ci sarei più andato: lui non batté ciglio e mi invitò a riprovare dicendomi che mi avrebbe lasciato libero di scegliere qualsiasi altro sport se davvero avessi deciso di rinunciare».

Saggia decisione

Le parole del padre devono avere avuto un grande effetto su Marco Federico che da quel giorno ha bruciato le tappe iniziando una scalata impressionante sui green.

«In carriera una sessantina di tornei direi di averli vinti, sono arrivato ad avere l’”Handicap 2” e posso essere orgoglioso di me stesso: uno dei successi che ricorderò sempre è quello nel “Trofeo Giovanile” al Conero, dove superai giocatori più anziani di me anche di due o tre anni. E voglio citare poi il terzo posto ai Campionati Italiani di Serie Massima con il Modena Golf & Country Club: la nostra squadra era giovanissima e perdemmo solo in semifinale contro il Garda Golf, io mi ritrovai a giocare con Matteo Manassero che qualcuno è poi diventato».

LA SVOLTA

«Quando seppi che la Federazione aveva aperto una Scuola Nazionale per Club Management a Sutri non ci pensai due volte e accettai la sfida che ha contribuito a cambiare la mia vita. Presto mi sono ritrovato ad essere il più giovane “golf club manager” italiano diplomato. La mia prima esperienza lavorativa è stata al golf club Cà Amata di Castelfranco Veneto. Oltre alla gestione di incoming turistico nella sezione sportiva, mi sono occupato della gestione della squadra giovanile portandola da 38 giocatori a 98 in meno di tre anni, ottenendo il secondo posto come migliore attività giovanile italiana».

ARRIVA GOLF’US

Poi il passaggio a Golf’Us, una delle più prestigiose aziende in campo nazionale ed internazionale nel settore grazie alla quale ha vissuto esperienze indimenticabili all’estero.

«Ho partecipato a numerosi workshop dei più famosi brand del settore volando in Usa per la più grande fiera mondiale del settore, dove ho incontrato due grandi come Roger Cleveland e Scotty Cameron. Sempre in Florida, durante le vacanze estive del 2018 ho affiancato in uno stage personaggi come Brett Cafferty, club manager di Isleworth, circolo famoso per i propri soci e residenti, fra cui Tiger Woods, Trevor Immelman, Stuart Appleby, John Daily, Paula Creamer e tanti altri. Ho un solo rimpianto: non aver conosciuto Tiger di persona, si era appena separato dalla moglie, cambiando anche città. Ho però incontrato personaggi straordinari come Shaquille O’Neal, Le Bron James e Danilo Gallinari, persona splendida davvero».

Una sorta di Hall of Fame in cui però il primo posto spetta a un immenso del golf: «Secondo me Jack Nicklaus resta il più grande di sempre nel nostro sport: lui è l’unico ad aver realizzato il Grande Slam».

Dai momenti da custodire per sempre negli States alla vita di ogni giorno.

«Oggi abito a Bologna ma sono a Modena tre o quattro volte la settimana, gioco molto meno di un tempo perché il lavoro è impegnativo, ma al Country un torneo un giorno tornerò a giocarlo. A volte qualcuno mi chiede di portare Tiger Woods a Modena, sarebbe bello ma si parla di ingaggi garantiti di 3-400mila euro, non proprio alla portata di tanti circoli oggi come oggi».

Non resta che lo spazio per i (piccoli) rimpianti.

«Sarei voluto diventare professionista, ci ho provato due volte e ci sono anche arrivato vicinissimo la prima volta, ma va bene anche così, lavoro nel mio mondo, che è il golf e quando voglio e posso c’è sempre un green che mi aspetta. Magari un giorno finalmente realizzerò quell’ ”Hole in one”, cioè andare in buca con un sol colpo, che non mi è mai riuscito in 20 anni di carriera...». —

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