Totti: “L’Olimpico mi manca, tra un po’ torno. Dybala non può giocare punta. La 10? Difficile che qualcuno possa prenderla”
Francesco Totti torna al centro della scena in “Legends Road”, il nuovo format di Dazn che ripercorre le storie dei grandi del calcio. L’ex capitano giallorosso si racconta senza filtri, riaprendo cassetti della memoria e svelando aneddoti che attraversano tutta la sua carriera, con la Roma come punto fermo di ogni capitolo. Dal legame con l’Olimpico ai rapporti personali, passando per episodi intimi con i tifosi e riflessioni sul presente, Totti affronta tutto con il suo solito mix di sincerità e ironia.
Ora che abiti a Roma Nord vedi continuamente l’Olimpico.
“Eh infatti, ci vengo anche a correre perché mi manca tanto. Non è possibile per me correre in pace quindi ci vengo o la mattina presto o quando fa buio.
Quando sei stato l’ultima volta allo stadio?
“A vedere la Roma quasi 3 anni fa”.
Ti manca?
“Un po’ sì ma adesso ritorno. Lo faccio per la gente, mi identifico in loro”.
Ti piacerebbe andare con i baffi finti in Curva Sud?
“No, se devo andare vado senza travestimenti. Certo non sarà facile, anzi quasi impossibile”.
Sulla partita pareggiata a Napoli che ha rimandato lo Scudetto.
“E’ una città che paragono a Roma. Se avessimo vinto loro sarebbero andati in Serie B. Abbiamo pareggiato ma avevamo il match point all’Olimpico. Era destino vincerlo all’Olimpico. Siamo partiti in casa con il Bologna e abbiamo finito in casa contro il Parma”.
Su Maradona.
“Ho avuto la fortuna di conoscerlo, di giocarsi insieme. Era una persona straordinaria. Per me è stato il calcio. Ho un debole per lui, come tutto il mondo. Di me ha sempre detto che ero il calciatore italiano più forte. Quella frase mi è rimasta dentro”.
Avete delle cose in comune.
“La qualità non penso sia simile ma la vita privata per entrambi è stata pesante. Non puoi fare una passeggiata tranquillamente che da una parte fa piacere perché senti l’amore e l’affetto della gente ma altre volte vorresti stare tranquillo”.
Sui tifosi.
“Un mesetto fa mi sono fermato ad un semaforo rosso e una persona mi riconosce dallo specchietto. Ho abbassato lo sguardo e mentre scatta il verde lo supero e mi dice ‘Guarda che ti ho visto capità’. Così lo saluto. Vado avanti e mi fermo ad un altro semaforo, lui si accosta e piangeva a dirotto. Mi ha detto ‘Non puoi capire quello che hai fatto, quello che mi hai dato in 25 anni. Non riesci ad immaginarlo. Ti amo più di mia madre, di tutti quanti. Io faccio l’abbonamento in Tevere da quando hai smesso perché spero che tutte le domeniche esci dalle scalette. Poi quando fischiano il calcio d’inizio prendo e me ne vado. Faccio l’abbonamento solo per te e appena vedo che non ci sei me ne vado‘. Poi non mi ha chiesto nemmeno una foto ma continuava a piangere a dirotto”.
Gasperini?
“Bene, anche se ancora non vedo la Roma di Gasperini. Spero che possa migliorare ma contano i risultati quindi va bene anche così”.
C’è il tema centravanti. Dybala può avere la svolta che hai avuto tu e diventare attaccante?
“No, non ha le caratteristiche per farlo. Non ha il fisico. Può giocare nelle due mezze punte ma non può fare la prima punta. Siamo due giocatori diversi, al di là dell’aspetto tecnico”.
Sulla fascia da capitano.
“Non ne ho più, le ho finite. Il capitano ha una responsabilità diversa sia in campo che fuori ma fortunatamente avevo la possibilità di conoscere Roma, Trigoria e dintorni. Ero diverso dagli altri anche in campo. Salire le scale dell’Olimpico non è facile. C’è chi le sale tranquillamente e chi meno”.
Sei geloso del numero 10 della Roma?
“No, non sono geloso. E’ un numero diverso da tutti gli altri. Va portato con talento, forza, determinazione, la testa giusta. E’ difficile che a Roma qualcun altro possa rimettersi quel numero. E’ giusto che i bambini possano sognare di indossarlo. Quando sarà il momento, il prima possibile, spero ci sarà qualcuno che lo possa prendere, ma è difficile”.
Lo sentito De Rossi? Come sta?
“E’ teso, agitato. Ha questa voglia di esprimersi come allenatore. Gli è sempre piaciuto e lo ha fatto vedere. Credo che con il tempo riuscirà a far vedere le proprie qualità, i propri pensieri”.
Su questo siete diversi. Tu non hai questo fuoco dentro che ti spinge a fare l’allenatore.
“Abbiamo caratteri diversi. Io sono abbastanza buono, timido, riservato mentre lui è più espansivo. E’ uno senza pensieri e se ti deve dire una cosa te la dice senza problemi. Io invece cerco di aspettare e di dirtela in un altro modo. Lui ha questo obiettivo io invece avrei difficoltà anche perché so che dall’altra parte ci sono 20 giocatori che quando ti si mettono contro è un problema”.
Quante volte avete girato la pubblicità con Spalletti?
“Quasi buona la prima”.
Com’è andata quella storia?
“Ci siamo riavvicinati tramite il Bambin Gesù quando siamo andati a trovare i bambini. Lì non ho potuto dire di no. Ho accantonato tutto quello che era successo tra di noi perché l’obiettivo di quella giornata era un altro. Non abbiamo mai parlato di quello che è successo ma sicuramente ci sarà occasione perché ci voglio tornare sopra. Voglio sapere come sono andate le cose”.
C’è qualcosa che non ti quadra.
“Qualcosa è successo e a me è dispiaciuto anche per il rapporto che avevo con lui”.
Come lo vedi alla Juve?
“Non me lo aspettavo ma lo vedo bene. E’ un allenatore che può far bene”.
Qual è la sua qualità più grande?
“Come mette in campo la squadra, come ti fa giocare in tranquillità e serenità. Sai trovare sempre la soluzione”.
Chivu sta facendo molto bene all’Inter.
“E’ un ragazzo eccezionale. Quando è venuto a Roma ci frequentavamo spesso anche fuori dal campo. E’ umile, ha tanti valore. Trasmette serenità e tranquillità. Lui aveva già l’obiettivo di fare l’allenatore”.
Fra un anno compi 50 anni. Sei pronto?
“No, è pesante. Mi sembra quasi finito tutto, almeno mentalmente. Hai altre responsabilità, pensieri. Poi dopo i 50 anni sei in discesa. Il giro di boa lo hai fatto”.
C’è un’altra città dove ti piacerebbe vivere?
“Madrid. Mi è sempre piaciuta”.
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Fonte: DAZN
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