Curling, l’Italia ci riprova ai Mondiali femminili. Quanti cambi di skip: tante big mutano faccia dopo le Olimpiadi
I Mondiali 2026 di curling femminile si disputeranno sul ghiaccio di Calgary (Canada) dal 14 al 22 marzo: a tre settimane dalla conclusione delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, la stagione riserva un altro grande appuntamento, a cui parteciperanno tredici squadre. Il regolamento è il consueto: si disputa un round robin (tutte le formazioni affrontano le altre una volta, per un totale di dodici incontri a testa), le prime due classificate accederanno direttamente alle semifinali e le compagini tra il terzo e il sesto posto disputeranno un playoff che mette in palio gli ultimi due pass per la zona medaglie.
L’Italia si presenterà in terra nordamericana per provare a rialzarsi dopo aver offerto una prestazione un po’ sottotono ai Giochi: questa rassegna iridata dovrà servire per rafforzare il gruppo e rilanciarlo in vista del prossimo futuro. La skip Stefania Constantini sarà affiancata da Elena Mathis, Marta Lo Deserto, Giulia Zardini Lacedelli e Rebecca Mariani, proprio come successo nella Perla delle Dolomiti durante il mese di febbraio. La Svezia ha trionfato ai Giochi, ma a questi Mondiali giocherà con un quartetto differente: la skip sarà Isabella Wranaa (oro a cinque cerchi nel doppio misto) e non Anna Hasselborg, fuori anche Sara McManus, Agnes Knochenhauer e Sofia Scharback per lasciare spazio ad Almida De Val, Maria Larsson e Linda Stenlund.
Cambio di formazione anche per il Canada, Campione del Mondo in carica e bronzo olimpico: non ci sarà la stella Rachel Homan a guidare il gruppo, ma la skip Kerri Einarson. La Svizzera non proverà a riprendersi lo scettro con Silvana Tirinzoni e Alina Paetz, ma proverà a distinguersi con un nuovo sodalizio capitanato da Xenia Schwaller. Novità anche per la Scozia: Rebecca Morrison tirerà il fiato, le britanniche proveranno a sorprendere con Fay Henderson e compagne.
Attenzione come sempre al gioco delle realtà asiatiche: il Giappone di Satsuki Fujisawa, la Cina di Rui Wang e la Corea del Sud di Eunjii Gim. Potrebbero essere delle mine vaganti la Danimarca di Madeleine Dupont, la Norvegia di Torild Bjoernstad e gli USA di Delaney Strouse, mentre la Turchia di Dilsat Yildiz e l’Australia di Helen Williams dovrebbero essere un gradino sotto.

