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Verstappen e Albon: storia e curiosità dei piloti olandesi e tailandesi in F1

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Max Verstappen, Alexander Albon. Sarà questa, a partire dal GP del Belgio in programma il prossimo 1 settembre sul tracciato di Spa-Francorchamps, la inedita coppia Red Bull. Pierre Gasly in panchina (o meglio, “degradato” in Toro Rosso), in campo l’esordiente classe ’96 anglo-thailandese.

Gli scacchisti del team di Milton Keynes, ancora una volta, muovono i pezzi con abilità e — probabilmente — lungimiranza. Nel 2016, fu Max Verstappen ad essere promosso in Red Bull, ai danni di un poco convincente Daniil Kvyat. Adesso è il turno di Albon, i cui ottimi risultati (attualmente occupa la 15a posizione con 16 punti) hanno convinto i vertici dell’Aston Martin Red Bull Racing ad “accantonare” i servigi di un deludente e spento Pierre Gasly.

Max Verstappen e Alexander Albon, dunque, si sfideranno in gara al volante della medesima vettura, quella Red Bull RB15-Honda che, nelle mani del talento olandese, cerca di rompere il predominio Mercedes.

Un incontro-scontro, quello tra Verstappen e Albon, di esperienza, di tradizioni, di personalità.

Olanda e Thailandia: Paesi geograficamente, culturalmente e motoristicamente distanti e diversi.

Max Verstappen è solo l’ultimo alfiere della lunga, ma non particolarmente vincente, tradizione dei Paesi Bassi. Ad oggi, Max Verstappen rappresenta l’unico pilota olandese ad aver conseguito risultati di rilievo in F1. L’unico pilota dei Paesi Bassi ad aver vinto almeno 1 GP di F1 (il buon Max ne ha conquistati, al momento, 7).

Occorre andare molto indietro nel tempo per risalire ai primi piloti olandesi impegnati nel Campionato del Mondo di F1. Nel 1952, quando il Mondiale Piloti si disputa con le monoposto di Formula 2, sono Jan Flinterman e Dries van der Lof ad aprire le danze. In occasione del III Grote Prijs van Nederland (Zandvoort, 17 agosto 1952), la brasiliana Escuderia Bandeiraintes iscrive ben quattro Maserati A6GCM affidate rispettivamente a Chico Landi, Gino Bianco, Eitel Cantoni (che non prederà parte alla corsa) e Jan Flinterman. Il pilota olandese classe 1919 deve abbandonare la corsa già al 7° giro dei 90 previsti ma, come prassi regolamentare voleva, percorrerà altri 40 giri al volante della #16 di Landi. Landi e Flinterman, pertanto, si classificano al 9° posto (43 giri per Landi, 40 per Flinterman). Al medesimo GP prende parte anche Dries van der Lof, al volante di HWM 52-Alta del HWM Motors (gli altri piloti HWM sono Lance Macklin e Duncan Hamilton). Van der Lof ultima solo 70 giri e verrà, dunque, non classificato.

20 maggio 1962, Zandvoort, X Grote Prijs van Nederland. Vincitore della Classe GT 1.6 alla 24 Ore di Le Mans 1961 assieme a Herbert Linge (Porsche 356B GS), il poliedrico Bernardos Marimus Ben Pon partecipa al suddetto GP d’Olanda. È al volante della Porsche 787 messagli a disposizione dalla leggendaria Ecurie Maarsbergen. La compagine olandese facente capo a Carel Godin de Beaufort schiera, in quel GP, tre auto: la già citata 787 per Ben Pon, la Porsche 718 per lo stesso Carel Godin de Beaufort e la Emeryson 61-Climax per Wolfgang Seidel. Ben Pon è costretto al ritiro già al 2° giro per una uscita di pista.

Karel Pieter Antoni Jan Hubertus (Carel) Godin de Beaufort. È senza dubbio il nobile olandese il pilota di punta “Orange” a cavallo tra gli Anni ’50 e ’60. Figura mitica di una Formula 1 ormai consegnata alla storia, Carel Godin de Beaufort prende parte — tra i GP d’Olanda 1958 e 1964 — a 26 Gran Prix di Formula 1. Indissolubilmente legato al Marchio Porsche (il pilota olandese guiderà i modelli RSK e 718), Carel Godin de Beaufort si destreggia anche al volante di Maserati (modello 250F, Scuderia Ugolini, GP di Francia 1959) e Cooper (modello T51-Climax, GP d’Olanda 1960). Affidabile, sufficientemente veloce e costante, Carel Godin de Beaufort raccoglie appena 5 ritiri in 26 GP disputati; i migliori risultati sono i quattro sesti posti rispettivamente ottenuti in occasione dei GP d’Olanda 1962, Francia 1962, Belgio 1963 e USA 1963. Pilota poliedrico e “tuttofare” (si impone, nel 1957, alla 24 Ore di Le Mans nella classe S1.5 assieme ad Ed Hugus, al volante di una Porsche 550A), trova la morte in occasione delle prove del GP di Germania del 1964, al Nürburgring. 

Gijsbert van Lennep. Nome storico e pregiato dell’automobilismo che fu. Vincitore assoluto della 24 Ore di Le Mans 1971 (assieme a Helmut Marko, Porsche 917), il pilota olandese è saltuario protagonista di 8 GP di F1 tra il 1971 ed il 1975. In queste occasioni lo troviamo al volante della Surtees TS7-Cosworth (Stichting Autoraces Nederland), delle Iso-Marlboro IR e FW (Frank Williams Racing Cars) e delle Ensign N174 e N175 ancora motorizzate Cosworth. Due i punti racimolati in F1 da van Lennep, frutto degli altrettanti sesti posti conquistati rispettivamente a Zandvoort (1973) e al Nürburgring (1975).

Contemporanei a van Lennep sono Roelof Wunderink, Johan Gerard Boy Hayje e Michael Bleekemolen. Wunderink partecipa, nel 1975, a 3 GP di F1, tutti al volante di Ensing (N174 e N175): i GP sono quelli di Spagna, Austria e Stati Uniti. Non vedrà mai la bandiera a scacchi. Anche Boy Hayje colleziona tre partecipazioni valevoli al Mondiale di F1: GP d’Olanda 1976 (Penske PC3-Cosworth F&S Properties), GP del Sud Africa 1977 e GP del Belgio 1977. In questi ultimi due appuntamenti è al volante della March 761-Cosworth del RAM Racing/F&S Properties. A Zolder, nel 1977, terminerà la corsa al 15° posto. Si ferma ad una sola presenza effettiva, infine, la carriera in F1 di Bleekemolen: il pilota olandese, infatti, riesce a qualificarsi al solo GP di USA Est 1978, al volante della ATS HS1-Cosworth F&S Properties/ATS Racing Team.

Ben più consistente si rivela la avventura in F1 di Johannes “Jan” Lammers, pilota dalla inesauribile carriera che, nel proprio palmares, può vantare un successo assoluto alla 24 Ore di Le Mans (1988, Lammers/Johnny Dumfries/Andy Wallace, Jaguar XJR-9LM) e due trionfi alla 24 Ore di Daytona (1988, 1990, rispettivamente al volante delle Jaguar XJR-9D e XJR-12D di classe IMSA GTP). 23, dunque, i GP disputati da Lammers: il primo risale al 1979 (Argentina, Shadow DN9-Cosworth, Samson Shadow Racing Team), l’ultimo è datato 1992 (Australia, March CG911B-Ilmor). Non conquista alcun punto mondiale ma, sebbene al volante di vetture mai realmente competitive, il natio di Zandvoort riesce sempre a sfoggiare ottime doti che fanno di Lammers un pilota, ancora oggi, stimato ed apprezzato in tutto il mondo. In F1 è impegnato, oltre che con le già citate Shadow DN9 e March CG911B, alla guida della ATS D4-Cosworth ed Ensign N180-Cosworth (1980-1981) e Theodore TY02-Cosworth (1982).

Anni ’80 e l’Olanda è ancora in F1 con un altro pilota. Hubertus “Huub” Rothengatter è attivo in Formula 1 tra il 1984 ed il 1986. 25 i Gran Premi disputati dal futuro manager di Jos Verstappen: nel 1984 è al volante della Spirit 101-Hart, nel 1985 delle Osella FA1G e FA1F-Alfa Romeo, nel 1986, infine, della Zakspeed 861. Discretamente veloce in gara e abile a risalire dal fondo dello schieramento, Rothengatter coglie, quale miglior piazzamento, un 7° posto al GP d’Australia 1985.

Da Rothengatter a Johannes Franciscus “Jos” Verstappen il passo è breve. Jos costituisce una pagina di storia recente della Formula 1. 107 GP all’attivo tra il GP del Brasile 1994 ed il GP del Giappone 2003, 17 punti conquistati, 2 podi (Ungheria e Belgio 1994). Benetton B194-Cosworth, Simtek S951-Cosworth, Footwork FA17-Hart, Tyrrell 025-Cosworth, Stewart SF02-Cosworth, Arrows A21-Supertec, Arrows A22-Asiatech, Minardi PS03-Cosworth i modelli delle monoposto condotte da “papà Jos” nella sua carriera in F1. Pilota di indubbia velocità, carattere spigoloso, Jos Verstappen non ha, probabilmente, ottenuto dalla F1 quel successo e quei risultati che avrebbe potuto conseguire a bordo di vetture più competitive.

Dopo Jos, si affacciano in F1 altri piloti olandesi. Robert Michael DoornbosChristijan AlbersGiedo van der Garde. Tre piloti i quali, tuttavia, non lasciano il segno. Il primo è attivo in 11 GP (2005-2006) al volante di Minardi PS05-Cosworth e Red Bull RB2-Ferrari, il secondo prende parte a 46 GP (2005-2007) alla guida di Minardi PS04B e PS05-Cosworth, Midland M16-Toyota, Spyker F8-VII-Ferrari, il terzo, infine, è al via di 19 GP (2013), tutti al volante della Caterham CT03-Renault.

Prima di Alexander Albon, chi fu l’unico pilota thailandese ad aver preso parte a Gran Premi iridati di F1? Quel pilota porta il nome di Birabongse Bhanudej Bhanubandh, meglio noto col nome di Prince Bira. L’epoca del Siam, divenuta poi la odierna Thailandia. Nobile, reale, colto e pilota. Lui sì, thailandese DOC. 19 Gran Premi all’attivo compresi tra il GP di Gran Bretagna 1950 ed il GP di Spagna 1954. I risultati, carta canta, parlano da sé: 5° al GP di Monaco 1950 (Maserati 4CL/48, Scuderia Enrico Platè), 4° al GP di Svizzera 1950 (medesima vettura del GP di Monaco), 6° al GP del Belgio 1954 (Maserati 250F iscritta a titolo personale), 4° al GP di Francia 1954, ancora al volante della fida 250F privata. In mezzo, altri piazzamenti nella “top 10”. Insomma, nobile sì, reale sì, ma pilota. E pilota vero.


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